Dal numero di Alias in edicola col manifesto di oggi, un interessante articolo di Raffaele Mastrolonardo su quello che il prossimo Parlamento Europeo sarà chiamato a decidere sul futuro del nostro accesso ad internet:
“Un voto per la rete. Perché no? Se siete a corto di motivazioni per andare ai seggi il 6 e 7 giugno eccone una: il prossimo Parlamento sarà decisivo per il futuro dell'internet europea. Se lo spettacolo di una sinistra che marcia divisa vi induce a restare a casa, pensateci. In tutta probabilità toccherà alla nuova assemblea delineare i principi che regoleranno il diritto di accesso al network e la libertà di espressione online. Una simile posta in gioco merita un piccolo sforzo. Maperché il Parlamento che verrà sarà così importante? La ragione è racchiusa in due parole: Pacchetto Telecom. Ovvero un complesso di norme concepito per dare un indirizzo al futuro delle telecomunicazioni continentali. Salvo sorprese dell'ultima ora, saranno i nuovi eletti a decidere sulla sorte del progetto. L'assemblea uscente si è espressa in proposito lo scorso 6 maggio. Anche grazie alla mobilitazione degli attivisti, ha votato un emendamento sui diritti degli utenti (il 138/46) sgradito ai governi nazionali che, in sede di Consiglio dei ministri europei, avevano proposto una versione annacquata della norma. Tanto per dare un'idea dello sgarbo, il provvedimento impone la decisione di un giudice per la disconnessione forzata di un utente da internet. Principio di buon senso, ma contrario a quanto previsto dalla controversa legge anti-pirateria voluta da Sarkozy e votata dal parlamento francese il 12 maggio. Se il 138/46 diventerà legge sarà un brutto colpo per le aspirazioni punitive del presidente transalpino e dei suoi ammiratori nel resto d'Europa. Per questa ragione il 12 giugno prossimo il Consiglio - che a rigore potrebbe accettare il pacchetto così come è - opterà quasi certamente per un nuovo processo di conciliazione. E dunque la negoziazione (la procedure legislative Ue prevedono l’intesa tra Parlamento e Consiglio) spetterà ai nuovi rappresentanti. Potranno confermare il guizzo di indipendenza dei colleghi e considerare l'accesso a internet un diritto inalienabile, oppure cedere ai governi nazionali sobillati dalle lobby. Dovranno poi, sempre nell'ambito del Pacchetto Telecom, pronunciarsi sulla possibilità dei fornitori di connettività di controllare e gestire il traffico di dati creando corsie preferenziali per determinati contenuti. Una prospettiva che mette a rischio uno dei fondamenti dell'internet: la neutralità del network. Ecco perché vale la pena di andare a votare. Magari tenendo conto del passato. In occasione del pronunciamento del 6 maggio, il sito di attivisti francesi
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