sabato, 30 maggio 2009

Dal numero di Alias in edicola col manifesto di oggi, un interessante articolo di Raffaele Mastrolonardo su quello che il prossimo Parlamento Europeo sarà chiamato a decidere sul futuro del nostro accesso ad internet:

“Un voto per la rete. Perché no? Se siete a corto di motivazioni per andare ai seggi il 6 e 7 giugno eccone una: il prossimo Parlamento sarà decisivo per il futuro dell'internet europea. Se lo spettacolo di una sinistra che marcia divisa vi induce a restare a casa, pensateci. In tutta probabilità toccherà alla nuova assemblea delineare i principi che regoleranno il diritto di accesso al network e la libertà di espressione online. Una simile posta in gioco merita un piccolo sforzo. Maperché il Parlamento che verrà sarà così importante? La ragione è racchiusa in due parole: Pacchetto Telecom. Ovvero un complesso di norme concepito per dare un indirizzo al futuro delle telecomunicazioni continentali. Salvo sorprese dell'ultima ora, saranno i nuovi eletti a decidere sulla sorte del progetto. L'assemblea uscente si è espressa in proposito lo scorso 6 maggio. Anche grazie alla mobilitazione degli attivisti, ha votato un emendamento sui diritti degli utenti (il 138/46) sgradito ai governi nazionali che, in sede di Consiglio dei ministri europei, avevano proposto una versione annacquata della norma. Tanto per dare un'idea dello sgarbo, il provvedimento impone la decisione  di un giudice per la disconnessione forzata di un utente da internet. Principio di buon senso, ma contrario a quanto previsto dalla controversa legge anti-pirateria voluta da Sarkozy e votata dal parlamento francese il 12 maggio. Se il 138/46 diventerà legge sarà un brutto colpo per le aspirazioni punitive del presidente transalpino e dei suoi ammiratori nel resto d'Europa. Per questa ragione il 12 giugno prossimo il Consiglio - che a rigore potrebbe accettare il pacchetto così come è - opterà quasi certamente per un nuovo processo di conciliazione. E dunque la negoziazione (la procedure legislative Ue prevedono l’intesa tra Parlamento e Consiglio) spetterà ai nuovi rappresentanti. Potranno confermare il guizzo di indipendenza dei colleghi e considerare l'accesso a internet un diritto inalienabile, oppure cedere ai governi nazionali sobillati dalle lobby. Dovranno poi, sempre nell'ambito del Pacchetto Telecom, pronunciarsi sulla possibilità dei fornitori di connettività di controllare e gestire il traffico di dati creando corsie preferenziali per determinati contenuti. Una prospettiva che mette a rischio uno dei fondamenti dell'internet: la neutralità del network. Ecco perché vale la pena di andare a votare. Magari tenendo conto del passato. In occasione del pronunciamento del 6 maggio, il sito di attivisti francesi la Quadrature du Net ha monitorato i voti sugli emendamenti «caldi» per la libertà della rete e ha elaborato una classifica. Risultato: i più strenui difensori dei diritti online sono stati i gruppi della Sinistra unita europea e dei Verdi. Contraddittorio il comportamento dei socialisti, pessimo quello dei popolari (il punteggio degli italiani è qui: http://bit.ly/voti ). Morale: ancora una volta, puntiamo sul rosso. Facciamolo per la rete. www.totem.to

mercoledì, 06 maggio 2009
Siccome non saprei dirlo meglio, vi copio/incollo l'articolo che Alessandro Robecchi ha scritto per "il manifesto" di oggi sui futuri scenari del dopo-terremoto abruzzese, dal titolo "Gioco d'azzardo con truffa".
"E’ passato un mese esatto da quando l’Abruzzo ha tremato, l’Aquila è stata colpita e affondata, i suoi cittadini ci sono rimasti sotto, e il Paese intero si è piegato dal dolore. Un mese durante il quale l’unica cosa che si è mossa perfettamente è stata la propaganda di un governo ricco di cinismo ma povero di aiuti. Guai a dubitare, guai a criticare: il consenso obbligatorio impastato con il lutto è diventato censura, la retorica – già fastidiosa di suo – si è innestata su toni da cinegiornale Eiar, davanti al premier salvatore si sono sprecati gli alalà. Oggi possiamo parlare di questa enorme e crudele truffa cifre alla mano, perché le gambe corte delle bugie del governo Berlusconi, corso a far passerella a L’Aquila, sono scritte nero su bianco. Otto, dieci, dodici miliardi per l’Abruzzo, dicevano le promesse. Ma il decreto legge n. 39 del 28 aprile suona un’altra musica, ed è un’altra gragnuola di colpi in faccia al popolo d’Abruzzo.  Proviamo un rapido riassunto. Primo: dei 150 mila euro di risarcimento ad abitazione non c’è traccia, non se ne fa cenno. Indiscrezioni dicono che saranno così ripartiti: 50mila cash (chissà quando), 50mila come credito di imposta (a carico dei terremotati), e altri 50mila come mutuo agevolato (che pagheranno i terremotati). I soldi cash stanziati per i primi due anni (2009 e 2010) superano di poco il miliardo. Se si tolgono quelli spesi per la prima emergenza, rimangono 700 milioni di euro, appena sufficienti per le costruzioni temporanee. Il totale degli stanziamenti ammonta a 5 miliardi e settecento milioni di euro circa, ma tra questi si contano anche 1 miliardo e 800 milioni destinati agli adeguamenti sismici, anche in aree lontane da quelle terremotate, quindi si sta parlando più o meno di 4 miliardi. La cui copertura finanziaria arriva – tenetevi forte – fino al 2033, vale a dire che questi soldi, se e quando arriveranno, verranno spalmati su 24 anni. Vuol dire questo: chi uscirà dalle tende entrerà in case provvisorie che saranno provvisorie a vita. La propaganda dice che cominceranno a consegnarle a ottobre, ma ancora i luoghi dove verranno costruite sono tenuti segreti alla popolazione.
Ancora più rabbia mette vedere da dove verranno i soldi, se verranno e quando verranno. Dai giochi e dalle lotterie (500 milioni). Da una mini-manovra sul prezzo dei farmaci (400 milioni). Persino dai “bonus famiglia” mai reclamarti (insomma, circa 300 milioni che finiranno lì – entro il 2033 – anziché alle famiglie sotto la soglia di povertà). E poi, ciliegina sulla torta, ecco anche soldi-fantasma che dovrebbero arrivare dall’immancabile e italianissima “lotta all’evasione”: uno scudo fiscale, un nuovo condono per furbi. Sul quale non c’è ancora nulla, né testo di legge, né avallo europeo, né studi sulle cifre. In una parola che ci riporta direttamente a Tremonti: è fuffa.
A farla breve, la ricostruzione delle zone terremotate poggia finanziariamente sulle sabbie mobili. L’unica certezza è che non riavremo L’Aquila, che la cortina fumogena della propaganda ha oscurato la grande truffa, che gli abruzzesi stanno cominciando ad accorgersene ora che si riprendono dallo shock, che le telecamere in Abruzzo non ci vanno più tanto spesso e che il premier non ci va più del tutto, avendo altri pensieri. Ed avendo sfruttato ogni goccia di propaganda estraibile del dolore altrui. In questo sì, efficientissimo."
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martedì, 14 aprile 2009
Sto leggendo il romanzo del catalano Lluìs-Anton Baulenas, "Un sacco d'ossa", che racconta le vicende di un ragazzo dall'infanzia - quano il padre si arruola volontario nelle forze repubblicane durante la guerra civile spagnola - fino alla morte, poco più che ventenne, nell'ottobre del 1949. Particolare rilievo lo scrittore lo dedica alla propaganda di regime dell'epoca, come in questo passo che descrive uno degli avvenimenti occorsi a Franco durante il "trionfale" viaggio in Portogallo: "Leggo che l'insigne Università di Coimbra ha conferito una laurea honoris causa a Sua Eccellenza il Generalissimo. Tra una cosa e l'altra finiranno col farmi impazzire. Il giornale riferisce che gli accademici hanno accolto con entusiasmo l'idea che Franco venisse armato cavaliere delle Lettere. L'altro ieri la fascia da generale dell'Esericito portoghese, oggi il tocco da dottore dell'Università di Coimbra. E' il colmo, un delirio. Franco appare fotografato sui giornali col cazzo di tocco in testa. Lo guardo e lo riguardo. Questi personaggi non hanno il senso del ridicolo. Ancor meno il redattore del pezzo, secondo il quale solo la sorte divina e una miracolosa congiunzione hanno potuto far convergere nella persona di Francisco Franco l'accademia e la milizia, vale a dire la sapienza e le armi. Mi sorge il dubbio che il giornalista sia magari innamorato del Generalissimo: <Chi può negare la destrezza della spada di Franco, senza la quale la cultura spagnola sarebbe sprofondata nella miseria e nell'abiezione borghesi? Franco ha in mano la cultura e la civiltà cristiana da quando le ha salvate dalla catastrofe. Franco è un genio militare, ma anche un genio della politica.>  Lascio perdere. Insopportabile. I giornali sviolinano, i politici sviolinano, tutti quanti sviolinano. Tra tutti, il Regime del generale, quant'altri mai, ha dato la stura a reazioni stile quella del menzionato redattore, ardente di desiderio per il suo signore e padrone, turbato e perduto tra ammirazione e passione, di tipo quasi sessuale, nei confronti del suo principale. Se Sua Eccellenza gielo chiedesse, il redattore del giornale si calerebbe i pantaloni e con grande fierezza si farebbe inculare: <Il Generalissimo degli Eserciti, il salvatore della Spagna, ha avuto il piacere di ficcarmelo nel didietro, tutto intero e fino in fondo. Un onore immeritato. Resisterò fino allo spasimo senza cacare per conservare fino a quando sarà possibile il ricordo di quella augusta, schietta e storica penetrazione anale.>"
Non so perché ma sembra un dejavieux...
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lunedì, 09 febbraio 2009
"Non abbiamo introdotto alcun obbligo di denuncia dei clandestini da parte dei medici, abbiamo semplicemente eliminato il divieto della possibilità della denuncia (...) Se il medico non vuole denunciarli non lo fa, ma non è giusto punire un medico che magari vuole segnalare alla polizia un clandestino ferito da una ragazza che ha stuprato" Roberto Maroni, nel corso del programma L'Elefante su Radio24

Santo subito: quasi quasi indico una raccolta firme da mandare al B16...
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venerdì, 06 febbraio 2009
Della serie "non ci facciamo mancare niente", ecco quick l'anteprima di quello che sarà il circuito di F1 a Roma.
Però mi chiedo: agli amanti del verde che bazzicano i prati dell'EUR (e ai residenti, e a quanti ci vanno a lavorare...) era già stata donata una bella dose di amianto spolverizzatosi per ogni dove in seguito all'abbattimento del velodromo, ora gli regaliamo un sovrappiù di emissioni cancerogene... vuoi vedere che quelli di Villa Borghese e di Villa Pamphili se la prendono a male per l'esclusione?
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giovedì, 05 febbraio 2009
Qualcuno si sta chiedendo "come faremo, ora, senza bushismi?"... Tranquilli, ho deciso di inaugurare la sezione "papismi"

"Non conoscevo le posizioni di Williamson, ne sono venuto a conoscenza solo grazie al lavoro dei media"

Visto che la stampa serve a qualcosa? 

p.s.: il legale di Williamson sostiene che "le dichiarazioni del mio assistito non sono punibili perché l'emittente televisiva svedese che le ha mandate in onda aveva promesso che sarebbero state trasmesse solo in Svezia"
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giovedì, 13 novembre 2008
Il New York Times ha fatto distribuire ieri per le strade della città da migliaia di volontari, e dopo un lavoro di preparazione durato sei mesi, più di un milione di copie di un proprio "falso" con su la data del 4 luglio 2009 spiegando che l'intenzione è quella di ricordare ad Obama il perché abbiano appoggiato la sua elezione: in prima pagina il titolone sulla fine della guerra in Iraq, e poi altri articoli sull'approvazione della legge sul salario minimo, il finanziamento su misure per il cambiamento del clima, l'abrogazione del Patriot act...
Vuoi vedere che lì stanno facendo sul serio?!?
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lunedì, 10 novembre 2008

Cerco di spiegare perché guardo con un po’ di ottimismo la vittoria di Obama.

E’ indubbio che il partito democratico americano non sia un partito di sinistra, ma solo un po’ meno conservatore del partito repubblicano, ed è indubbio che entrambi siano assoggettati alle lobby che influenzano fortemente il lavoro legislativo del congresso.

E’ anche indubbio che la politica imperialista americana non è mai stata messa in discussione da nessuna delle due parti in gioco; qualche differenza tra i due schieramenti la si riscontra solo nella politica interna: assolutamente contrari a qualsiasi politica sociale i repubblicani (derivante dallo stravolgimento ed esasperazione dell’etica protestante che ha caratterizzato e permeato il colonialismo dei pionieri americani dallo sbarco della Mayflower in poi), un po’ più attenti alle dinamiche sociali e consapevoli del ruolo dello stato i democratici.

Detto questo cosa, secondo me, potrebbe cambiare a nostro favore dall’avvento dei democratici alla Casa Bianca, e come maggioranza al congresso? Beh, per esempio un ripensamento anche minimo delle strategie colonialiste USA conseguenti alla crisi economica che imperversa, potrebbe comportare una riduzione delle spese militari a favore di investimenti economici nel sociale (lavoro, scuola, sanità, ecc.), e ciò significherebbe, alla lunga, minori pressioni sugli stati-satelliti (leggi Italia) circa il loro coinvolgimento in presidi militari nei teatri di guerra che si manifesterebbe in una minor richiesta di fattivo coinvolgimento del nostro esercito, con una positiva ricaduta anche nella propaganda di regime che oggi, mercé l’asservimento dei media alle direttive di governo, imperversa e straborda per ogni dove e giustifica, nel silenzio di quanto non sia bieca demagogia, l’incessante aumento (quello sì!) dei nostrani stanziamenti militari.

Come diceva qualcuno “I have a dream!”…

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mercoledì, 05 novembre 2008
Beh, ragazzi, mi sento decisamente più leggera.
Ho lasciato qualche commento veloce su twitter e letto alcuni degli altri internauti sparsi in tutto il mondo e il sollievo è palpabile: Obama ha vinto ed è plausibile aspettarsi un cambiamento, sicuramente non così radicale come sarebbe necessario, ma sicuramente un cambiamento ci sarà.
Uno è sicuro: non vedremo più quella faccia da demente di Bush sbucar fuori dagli schermi tv.
Per il resto c'è solo da sperare che l'onda lunga che ci investirà non arrivi troppo tardi, ché noi periferia imperiale siamo abituati ad andare a rimorchio delle "mode" USA quando là sono già storia vecchia...
Ma almeno per oggi possiamo rilassarci e mettere gli occhiali rosa
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venerdì, 31 ottobre 2008
Bushismi

"E' molto interessante, se ci si pensa, agli schiavi che se ne andarono da qui per andare in America, perché con la loro fermezza e la loro religione, e la loro fiducia nella libertà hanno aiutato l'America a cambiare"  frase pronunciata l'8/7/2003 da G.W.Bush a Dakar, Senegal.

Mi mancheranno le sue "uscite": gli schiavi SE NE ANDARONO dall'Africa...?!? 

n.b. mancano 81 giorni all'alba
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venerdì, 31 ottobre 2008
Ecco quick lo sfizioso contributo di Stefano Benni alla rivolta degli studenti - e non solo - contro i diktat berlusco-tremontian-gelminiani... 
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martedì, 28 ottobre 2008
Rieccomi: alle vecchie incazzature oppongo un "vestitino" nuovo, più sobrio, più funzionale... vediamo come va.
Cominciamo con un fatto di cronaca.
Il palazzo che hanno bruciato l'altra notte a Roma (che, per inciso, si trova di fianco al mio) segna un salto di qualità nelle azioni di banditismo metropolitano: dalle semplici auto date alle fiamme in strada si è passati alle auto date alle fiamme all'interno dei condomini, anzi sotto i palazzi stessi.
E nessuno mi leva dalla testa che lo scopo degli scellerati (l'aggettivo è "manzoniano" ma efficace...) era quello di far sì che bruciasse l'intero palazzo con tutte le persone dentro.
Perché?...
E' qui l'aspetto veramente sconvolgente dell'accaduto: NON C'E' UN PERCHE', e non vedo neanche la famosa luce in fondo al tunnel, ché l'evoluzione di queste azioni sarà gettare la benzina e dar fuoco alle persone per strada mentre stanno andando a fare la spesa, o a scuola o al lavoro... uno sballo di divertimento che levati!
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giovedì, 24 aprile 2008
Proposta: cominciamo a tenere il conto dei soldi rastrellati dalle nostre tasche per essere impiegati in finti prestiti al fine di far partecipare soggetti di specchiata fama agli innumerevoli banchetti che ci accompagneranno nel corso dei prossimi cinque anni, tutti a base di ricette rigorosomante aderenti alla filosofia del liberismo più sfrenato: + € 300.000.000,00...
p.s.: vuoi vedere che le prossime, immancabili cartolarizzazioni verranno fatte sugli stipendi di quanti ancora lavorano a tempo indeterminato?
p.p.s.: se per il momento non faremo la fine dell'Argentina è solo perché facciamo parte della CEE, ma ancora per quanto?
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martedì, 15 aprile 2008

Beh, prendiamone definitivamente atto:

come recita il titolo del noto film, siamo

"BRUTTI, SPORCHI E (soprattutto) CATTIVI"

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lunedì, 03 marzo 2008

Bushismi

"Io posso spingere quando c’è che deve essere spinto; posso stringere mani quando c’è che deve premere mani." frase pronunciata il 4/1/2008 da G.W. Bush sul suo contributo al processo di pace in Medio Oriente, Washington, Dc

Questa, signori, è la Diplomazia...

p.s.: mancano 323 giorni all'alba

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mercoledì, 27 febbraio 2008

Nella valle di Elah, nonostante l’apparente duro impianto scenico, è l’ennesimo piagnucoloso film sui “bravi ragazzi” che vanno in guerra ad esportare democrazia in quegli accidenti di paesi retrogradi che proprio non ne vogliono sapere di accettare/comprendere la grande missione civilizzatrice del nobile Paese.

E così, come già nel Vietnam, i ragazzotti vengono stritolati/subornati dall’ideologia guerresca tanto nel paese occupato - nel quale perpetrano mille abiezioni e nefandezze, un po’ per paura indotta dall’addestramento/indottrinamento, un po’ per noia quasi fossero alle prese con un qualsiasi video-game – quanto nel paese natio, al loro ritorno, dove affogano cani nella vasca da bagno, scannano mogli, accoltellano commilitoni alla fine di bevute infinite lasciandone i corpi ai margini del deserto, e raccontando il tutto con l’aria serafica del serial killer che proprio non vede dove sia il problema.

Ma il problema c’è, ed è enorme, ma nel film non viene affrontato: c’è solo il dolore dei genitori messi davanti all’ennesimo figlio morto in guerra.

Già, la guerra… è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.

Punto.

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venerdì, 22 febbraio 2008
Bushismi

"Sono il gran maestro delle poche speranze"  frase pronunciata il 4/6/2003 da G.W. Bush a bordo dell' Air force one

Iracheni e afghani se ne sono accorti da tempo...
p.s.: mancano 333 giorni all'alba
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mercoledì, 20 febbraio 2008
Intanto, però, godetevi un nuovo Bushismo:

"Le nostre importazioni vengono sempre di più dall'estero" frase pronunciata il 25/9/2000 da G.W. Bush a Beaverton, Oregon

Ma và?!?

p.s.: mancano 335 giorni all'alba...
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mercoledì, 20 febbraio 2008

Non so che fare.
Questi ultimi mesi di silenzio sono stati la conseguenza di una mia personale “saturazione da geremiadi”.
Mi spiego meglio: scrivere e leggere delle contingenze/emergenze politiche e sociali italiane ed estere - qualche volta in modo “leggero”, talaltra incazzata nera - ha finito per farmi sentire come quei vecchietti biliosi che salgono sul tram o fanno la fila alla posta lamentandosi sempre e comunque che “piove! governo ladro” anche se fuori c’è il sole…
E anche quando mi germogliava un abbozzo di opinione su uno specifico fatto averne già letto da qualche altra parte mi portava a considerare assolutamente inutile riprendere lo stesso argomento, le variazioni sul tema essendo oggetto difficilissimo da trattare se non si è dei geni alla Bach.
E allora ho smesso anche di andare a commentare i blog amici perché non me la sentivo di affrontare repliche circostanziate, e le due parolette in fila messe lì tanto per testimoniare il mio passaggio mi sembravano un atteggiamento bambinesco.
La voglia di riprendere in mano il blog c’è ma non ho ancora deciso cosa farne: un posto dove  parlare di letteratura, cinema, ecc. e alla malora tutto il vomitevole quotidiano, o continuare come prima…
Ci sto ancora pensando.
Intanto, però, rieccomi.

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venerdì, 02 novembre 2007
La scommessa kilombo (e annessa associazione) sarebbe stata un’ottima opportunità di provare ad inventare un soggetto sociale e politico alternativo, con tutte le incognite che l’essere alternativo alle attuali forme partitiche comporta e con criteri selettivi - per l’individuazione dei compagni di viaggio necessari alla ricerca - ben più rigorosi che gli attuali, ché l’ecumenismo è la tomba del “fare” politico e di "dialogo" ce n'è anche troppo in giro e in Kilombo è bollito.
Ma la mancanza di un vero scopo e la fumosità degli intenti ha fatto sì che non si riuscisse mai ad andare più in là dell'essere "vetrina" di blog: ne prendo atto e mi dichiaro fuori dall'augusto consesso.

Buon divertimento a chi rimane.

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